omini felici

Tanti omini felici…..

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Omino decapitato…. non sempre c’è il lieto fine :)

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Questa ricetta è nata da uno sbaglio. In effetti me la sono proprio cercata, perchè proprio io che ho sempre criticato la povera Benedetta Parodi, le ho fregato una ricetta che mi sembrava davvero molto pratica ed invitante e l’ho pagata per questa incoerenza…

Volevo dunque fare la sua

TORTA AL COCCO SENZA FARINA

3 uova

150 gr di zucchero

1/2 l di panna

250 gr di farina di cocco

1 bustina di lievito

1 bustina di vanillina

Rompere le uova e sbatterle con lo zucchero. Unire la panna e amalgamare bene il tutto. Aggiungere anche farina di cocco, lievito e vanillina e impastare. Trasferire in una tortiera rivestita di carta forno e livellare bene l’impasto. Infornare a 180 gradi per circa 20 minuti.

Bene, io a metà ricetta mi sono resa conto di non aver abbastanza panna, anzi, meno della metà per esattezza. Ho aggiunto del latte e un cucchiaio di farina, ma non devo aver fatto la cosa giusta, perchè Fra ha commentato il risultato dicendo che era la torta peggiore che avessi mai fatto (grazie, eh!). Il sapore era buonissimo, ma la consistenza fastidiosa e molliccia.

CIOCCOLATINI AL COCCO

Stamattina allora, per non perdere tutti gli ingredienti utilizzati, mi è venuta l’idea di usare almeno una parte della torta per farcire dei cioccolatini e così ho fatto. Ho fuso circa 150 gr di cioccolato fondente con cui ho foderato degli stampini in silicone a forma di coni e omini. Ho colato nelle diverse forme il cioccolato, ho lasciato riposare 2 minuti e poi da sotto lo stampino ho strizzato il cioccolato, in modo che andasse verso l’alto e aderisse ai bordi, piuttosto che depositarsi tutto sul fondo. Ho messo in frigo gli stampini e dopo 15 minuti li ho ripresi e ho farcito ogni formina con la torta sbricciolata, lasciando 1-2 mm al bordo. Con altri 60 gr di cioccolato fuso ho spalmato tutta la superficie dello stampo e poi ho tolto l’eccesso di cioccolato passandovi delicatamente una spatola. Ho rimesso in frigo per 30 minuti e poi li ho estratti, più delicatamente possibile.

Uff.. perchè 4 giorni consecutivi lontana dal lavoro (grazie ponte!), non mi hanno minimamente aiutata a staccare la spina. Il nervosismo c’era ed rimasto qui con me, incollato come un post it sulla fronte (ma senza la caratteristica tipica del vero post-it, cioè staccarsi troppo facilmente). Ho strillato in casa, più o meno a ragione e il cestone della roba da stirare mi sembra sempre più pieno. Ma mentre lo guardo mi girano più del solito perchè so che, per quanto io possa diligentemente svuotarlo, lui tornerà ad essere sempre pieno. Dico, ma è possibile? Stessa cosa i 3 chili di troppo, stessa cosa la sabbia dei gatti, stessa cosa il fidanzato spappolato sul divano con aria assente. Ma che oh!!! E a chi mi dice: ‘Dai, in fondo non hai nemmeno dei figli!’ mi viene finalmente di rispondere: ‘Ah si!? E tu non hai un lavoro a 70 km da casa e non devi investire lo stipendio per andarci, tu non hai la famiglia sciamannata che ho io e nemmeno la mia mania per l’ordine! Non avrò figli, ma tu che li hai ti svegli un’ora dopo di me la mattina e alle 18.15 sei a casa la sera! C.H.I.A.R.O?!’ No perchè qui, a prendere la vita sul positivo, finisce che nessuno considera i livelli di stanchezza e frustrazione che si possano raggiungere. Ad essere forti e fattive, insomma, a volte ci si rimette pure: guardo quelle che, per esempio, con la scusa di non saper cucinare, semplicemente non lo fanno. I loro fidanzati le guardano male, forse? No, semplicemente offrono la cena al ristorante. Ecco, a non fare e non sapere fare, forse c’è da guadagnarci, o no? Voi cosa ne pensate? E giusto per essere coerente con la premiante filosofia del ‘non fare’, ho preparato le lasagne. Erano buone, ma sarò ingrassata di due chili. Evviva la positività ragazzi!

LASAGNE ALLA BOLOGNESE DELLE SORELLE SIMILI (pur avendo il libro, ho copiato pari, pari la ricetta da Marble, che è stata preziosissima e ottimamente descritta. Non mi sono inventata nulla insomma!)

Ragù alla bolognese delle Simili

Sfoglia verde delle simili

Besciamella delle Simili

Abbondante Parmigiano Reggiano grattugiato.

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tarallini   mSabato sera ho cenato a casa mia insieme alla mamma. Fra era uscito con amici. Mi ha raccontato domenica mattina che quando è arrivato, io dormivo come un sasso sul divano e che appena ha provato a svegliarmi, ho cominciato a farfugliare che ‘doveva svegliare un’altra categoria di surgelati e che io non ero in target’. Pare inoltre che io abbia citato specie vegetali per tutta la notte, rigirandomi nel letto mezza vestita. Ok, forse l’Amarone portato dalla mamma ha fatto la sua parte, però ho veramente ‘l’ansia da surgelato’, che esprimo anche nel sonno. Sono nella fase centrale del progetto, sto obiettivamente lavorando come una pazza, facendo le 21 tutte le sere e non riuscendo assolutamente a staccare il cervello dal lavoro, perchè tutto è o urgente, o in ritardo o in urgente ritardo. Attualmente sto cercando alternative di nomi per i vari prodotti, verdure e verdure miste di ogni tipo. Un  mix col cavolfiore mi perseguita e proprio non mi viene in mente un bel nome da affibbiargli. ”Gran cavolata” mi era parso geniale, qualche notte fa, ma obiettivamente oltre a me, farebbe morir dal ridere anche tutte le marche concorrenti: la marca xx lancia LA GRAN CAVOLATA!  No, nulla da fare, non può funzionare. Anche ‘Sto cavolo di cavolo’ mi era sembrato potenziale, ma credo che sarei la sola a capirne la profonda coerenza. Insomma, non mi resta che augurare a voi tutti un buon fine di settimana, tornare dai cavoli miei, ma senza propinarveli a merenda. Quindi: Tarallini.

Tarallini 2

TARALLINI

500 gr di farina 00

125 gr di olio extra vergine di oliva

200 ml di vino bianco

10 gr di sale

semi di finocchio

Versare in una ciotola la farina e aggiungere l’olio, il sale e i semi di finocchietto. Impastare con il vino bianco fino a quando gli ingredienti saranno amalgamati. Mettere l’impasto su un’asse di legno o comunque una superficie ruvida e impastare per 15 minuti: io ho gettato la spugna dopo 5 e ho buttato tutto nell’impastatrice. Alla fine il composto risulta elastico, ma non soffice. Lasciarlo riposare coperto una trentina di minuti e poi dividerlo in pezzettini grandi come un dito. Tirare ogni pezzetto di impasto con i palmi delle mani fino ad ottenere dei cilindri lunghi e molto sottili (5 mm di diametro). Tagliare il cilindro formandone di più piccoli, lunghi 5 cm. Arrotolare i cilindri fino a sovrapporre le due estremità: io li arrotolavo sul  manico infarinato di un pelapatate di 1 cm di diametro circa. Man mano che saranno pronti una ventina di tarallini, farli bollire in un pentolone di acqua, finchè vengono a galla (esattamente come gli gnocchi), scolarli con una schiumarola e porli su un canovaccio pulito e asciutto. Dopo 10 minuti sarà possibile infornarli a 200 ° per una ventina di minuti o finchè saranno dorati. Tutte queste operazioni, un po’ pallossette, vanno ripetute finchè sarà finito l’impasto. Il tutto potrebbe risultare più veloce tagliando cilindri più lunghi, dunque ottenendo taralli più grandi.

Io spesso li congelo e ne scongelo via, via, dei pugnetti da aggiungere al pane fatto in casa quando ho ospiti. Sono buonissimi, anche se lunghi da fare!

 

cupcakesSettimana scorsa ho tenuto una lezione sui Cupcakes presso la scuola di Astrid, dove avevo seguito a mia volta un corso per fare il Sushi (e su questo argomento e la cucina giapponese in genere, aspettatevi alcuni dei prossimi post).  Ho fatto prove di ogni tipo per settimane, per sentirmi preparata e ispirata e per poter condividere al meglio la mia cup-esperienza. Non è che fossi tesa, ma un minimo d’ansia da prestazione l’avevo eccome. Mi carico in macchina la (pesantissima) impastatrice rosa confetto alle 7 di mattina (che chissà che usarne un’altra mi portasse iella e poi non montassero gli impasti), parto per l’ufficio, dal quale esco alle 15.00 per una riunione a Milano e alle 16 avevo già percorso i miei 150 km quotidiani. Si dava il caso che una potente pioggia riversasse in quel momento sul traffico milanese, bloccando la viabilità senza scampo possibile. Io non mi sentivo affatto pressata dagli impegni della giornata e non pensavo ai cupcakes, nonostante dovessi discutere di Carotine e Borlotti alla riunione, no, per nulla. Zen. Il vecchietto sulla Fiat 500 (vecchia) e il fattore con il cappello di paglia sull’Ape Piaggio che andavano a passo d’uomo, rallentando giusto in prossimità dei semafori, tanto per fare una pausa di riflessione, appena davanti al mio ‘bolide roboante’ non mi irritavano per niente, nel mio disperato ritardo. No e poi no, sono una persona paziente. Zen, zen; zen  fino a quando scendo dalla macchina e comincio a sbraitare a proposito di borlotti, cupcakes e fagiolini extra-fini, agitando le braccia ormai zuppe di pioggia e quasi piangendo per la rabbia e la frustrazione. Ma, dopo aver rischiato la galera per ‘crisi isterica’, aver partecipato ad una riunione di due ore completamente bagnata, e fatto il corso di Cupcakes (magica esperienza e gruppo di persone supe-fighissime!), dopo essermi trascinata a casa all’una di notte, e dichiarare finalmente la giornata un successo vero, una domanda è sorta spontanea e insistente nella mia testa: Ma che cavolo ci faceva un fattore con il cappello di paglia, su un’Ape Piaggio, in Viale Fulvio Testi?!

cupcakes 4

CUPCAKES con CREMA AL BURRO

Cupcakes: Ingredienti per circa 12/14 pezzi

120 gr di farina 00

120 gr di burro

120 gr di zucchero

2 uova

1 pizzico di sale

vanillina (oppure scorza di ½ limone)

1 cucchiaino scarso di lievito vanigliato per dolci

1 teglia per muffin

Pirottini in carta colorata o bianchi da 5 cm di diametro

Mettere lo zucchero e il burro a temperatura ambiente in una ciotola (o nel vaso dell’impastatrice). Montare il tutto con le fruste, fino ad ottenere una crema soffice e spumosa. Aggiungere le uova, una alla volta, continuando a sbattere l’impasto dolcemente per incorporarle. Unire il sale, la vanillina o la scorza di limone grattugiata e continuare a mischiare. Incorporare la farina e il lievito, dopo averli uniti e setacciati e mescolare l’impasto delicatamente. Deve risultare infine omogeneo e liscio, privo di grumi. Accendere il forno a 180 C° e lasciarlo scaldare. Sistemare i pirottini di carta nella teglia da muffin e riempirli di impasto fino a poco meno della metà. Infornare i cupcakes per circa 20 minuti circa, prima di toglierli dal forno forare il centro di una tortina con uno stuzzicadenti. Se sono pronti lo stecchino uscirà dall’impasto asciutto. Lasciar raffreddare molto bene prima di applicare qualunque decorazione. PS. Una volta pronto l’impasto, è possibile aggiungervi del cacao in polvere, oppure della farina di mandorle (50/60 gr), delle gocce di cioccolato nero o bianco o dei frutti rossi essiccati, della farina di cocco, omettendo la vanillina e la scorza di limone.

Crema al burro

250 gr di burro

250 gr di zucchero a velo

latte qb.

estratto di vaniglia o mandorla

sac à poche

coloranti alimentari in gel

Montare il burro già morbido con le fruste per qualche minuto, finché sarà gonfio. Aggiungere, poco alla volta e mescolando con una spatola, lo zucchero a velo setacciato (si possono usare anche le stesse fruste, ma tenendole alla potenza minima). A questo punto, se si desidera utilizzare la crema bianca, aggiungere 2 cucchiai di latte e mescolare ancora delicatamente. Se si desidera colorare l’impasto, meglio utilizzare coloranti in gel. Se si possiedono coloranti in polvere, diluirli in pochissima acqua e omettere di aggiungere il latte. Per la versione della Buttercream al cacao, basta omettere il latte e aggiungere all’impasto 50 gr di cacao amaro in polvere.

cupcakes 3

Guacamole 2Devo dire che a volte, in questa vita quotidiana, mi sento proprio priva di spunti. Faccio tante cose, vedo i tanti amici, ma arrivata al primo del mese, mi rendo conto che non passerò a casa che 5 sere: 4 dedicate allo stiro, 1 dedicata alla rottura di palle. Esatto, la rottura di palle. Io, almeno una sera al mese, ho la gnagnera. Di cosa di tratta, ammesso che tale termine possa trovare definizione? E’ uno stato mentale di generale insoddisfazione, che si risolve in corsi e ricorsi del mio cervello, che mi portano ad essere un po’ triste, un po’ nervosa e un po’ nulla. E’ quando l’aspettativa diventa un dejà vu, le decisioni ti sembrano sbagliate o semplicemente non ti sembrano più delle vere decisioni ed è quando, se per caso pesti un piede nella gamba del tavolo, hai una reazione abnorme (e aggredisci la gamba del tavolo prendendola ad umanissimi insulti, sperando che risponda per fare a cazzotti). La gnagnera è odiosa. Quando la hai, ti sembra non avere una fine. Convivere e avere il mensile attacco di gnagnera è un’esperienza ‘strana’. Posto che ho ben chiaro che il fidanzato non sia la gamba del tavolo, non posso nemmeno dire che sia quell’elemento che ha debellato la gnagnera dalla mia vita. Lei mi viene comunque, con la differenza che ora ho davanti una persona che  mi fa un languido occhiolino e mi chiede: ‘Nervosa?’ (leggetelo alla meridionale: nervooossa?). ‘Mi vedi nervosa?’ e mi innervosisco. ‘Non mi pare di aver fatto nulla di nervoso, no? Forse sono stanca di pensare a nuove idee per lattine e surgelati, sempre con lo stesso stipendio. Forse sono stanca di sentirmi frustrata e senza aspettative, senza amici nè parenti (ok, esagero), senza un’anima che si curi di me e sempre intenta a correre come un criceto per fare felici tutti (vittimismo cosmico). Nervosa? Ti sembro nervosa?’. Lui mi guarda con aria da pesce lesso e mi risponde: ‘Bè, magari un filino. Sai che in ufficio hanno messo una nuova macchinetta del caffè?!’. La gnagnera resta, ma la convivenza ha un che di superiore. 

Guacamole

GUACAMOLE

Non ho la minima pretesa di conoscere la ricetta originale. Questa l’ho scovata ad una festa di compleanno e mi sono fatta dare la ricetta e non mi ha mai delusa. Ovviamente deve piacere la cipolla, altrimenti l’insuccesso è assicurato.

1 avocado molto maturo

1/2 cipolla piccola

1 lime

sale e pepe

A piacere: 1/2 pomodoro verde e rosso (tipo sardo)

Togliere la buccia all’avocado (io uso il pelapatate) e dopo aver eliminato il nocciolo, ridurre la polpa in pezzi piccoli e metterla nel frullatore insieme alla mezza cipolla sbucciata e tagliata in pezzi. Frullare tutto molto bene e a lungo. Aggiungere il succo di tutto il lime (a me piace sentirne bene il sapore, ma se preferite, potete stare indietro e usarne solo mezzo), una presa di sale e un po’ di pepe. Frullare ancora. Se l’avocado non è ben maturo, sarà difficile frullarlo come di deve, perciò io prendo quelli che al tatto, sono cedevoli. Lavare il pomodoro, tagliarlo in due e privarlo dell’acqua interna. Tagliare la buccia che rimane in cubetti e mescolarla in parte alla guacamole. Decorare con i cubetti rimanenti.

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