Autore: Marina

Nido (e Giardino fiorito di V. Varese)

La scelta del nido è stata lunga e complessa, per fortuna mi ero portata avanti, cominciando le ricerche online che ancora non ero incinta. Del resto lavorando così lontana da casa, avevo bisogno di un posto che rispondesse ad esigenze piuttosto complesse e che di certo non chiudesse alle 16.30 (e mi piacerebbe capire che cavolo se ne fanno le persone dei nidi che chiudono a quell’ora, non lo sanno che per tenersi un posto di lavoro oggi si esce dall’ufficio a mezzanotte?!). Alla fine, ormai vicina al parto, capito quasi per caso in questa ludoteca vicino casa, dove mi mostrano per prima cosa ‘il bosco’, un grande salone pieno di enormi ed allegri alberi artificiali, una gigantesca piscina di palline alla quale manca giusto il trampolino da 3 metri, e poi le classi, pulitissime ed impeccabili, ma ricolme di giocattoli e tappetoni colorati. Chiedo di visitare i bagni, dove minuscoli wc rosa e azzurri risplendono uno di fianco all’altro e sui fasciatoi in legno naturale stanno impilati pannolini in puro cotone, creme idratanti e …

Il patè della zia (e censura)

Vabbè, io volevo raccontare del primo Natale passato con i miei suoceri, sinceramente ne valeva la pena, ma sono stata censurata! Il fidanzato è stato molto chiaro: il blog resterà per sempre on line, il blog è raggiungibile da tutti, la rete è pericolosa, tutto il mondo è paese, prevenire è meglio che curare, gli ultimi saranno i primi etc… E’ anche vero che ‘non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire’ (cioè me) e quindi: ve lo dico, io sono sopravvissuta a stento! Il prossimo Natale me ne vado in Tibet e scelgo il cuccuzzolo più alto del luogo più isolato che possiate immaginare (che no, non è casa loro, in questo caso). Aggiungo per onestà intellettuale che anche la mia famiglia è piuttosto pittoresca, amabile e allegra eh, ma incredibilmente numerosa (quindi munita della sua buona percentuale di pazzi, nevrotici e malati immaginari). Il risultato è che alla fine di queste feste, avevo gli occhi lampeggianti come le lucine dell’albero e altre cose che giravano vorticosamente come le palline. Devo infine ammettere …

Giulia… oh mia cara!

Per la prima volta il post che vi propino sarà veramente lungo, già… perché dopo un anno di assenza, non saprei proprio essere abbastanza concisa. E mancherà anche la ricetta, perché ho un ingrediente unico e speciale di cui parlare: Giulia. Giulia è la mia bambina, ha quasi 6 mesi ed è la cosa più buffa che io abbia mai conosciuto. Si è sempre fatta capire benissimo, fin dal primo giorno: mal di pancia = scureggine, sonno = sbadiglio, fame = verso del maiale.  Infatti sono 6 mesi che mi chiedo: ma me l’hanno inviata apposta così, sapendo quanto fossi imbranata con i bambini? Non che sia la bambina perfetta, rompe le scatole in modo sublime a volte, ma anche in quel caso è chiarissimo quello che vuole. Insomma, io immaginavo me stessa di fronte ad un neonato indifeso e urlante, paonazzo per la disperazione, invece mi sono trovata davanti una faccia vagamente seccata  e molto esigente che chiedeva senza possibilità di errore: ‘Dammi subito quella tetta e non guardare l’orologio, tanto la voglio lo stesso!’. …

Vellutata di zucca (e zucca)

Oggi è una di quelle tipiche giornate così, così. La sveglia di Fra mi ha buttata giù dal letto alle 7.30 (lui è in Calabria da suoi per il week-end). Ovviamente non riuscivo a spegnerla, dopo averla sbattacchiata senza risultato sul comodino, sono ripiombata nel sonno. Mi sono svegliata un’ora dopo con una pila stilo in mano… A parte i soliti lavori domestici e la produzione settimanale di pane, mi aspettava qualcuno in cucina, che da giorni necessitava delle mie attenzioni: una gigantesca zucca, ricevuta in regalo dal Signor Pino durante le riprese di alcuni spot pubblicitari registrati una decina di giorni fa. Spot che si ambientavano in una meravigliosa villa ottocentesca circondata da serre ed orti. Ma chi mi conosce sa bene che io non amo la natura in modo spassionato, affatto. Dopo un’ora vagavo dietro ai cameraman con il mio vestitino a fiori troppo leggero, gli stivali di camoscio beige macchiati di terra, cercando nervosamente un punto dove il cellulare aziendale prendesse e nel contempo indecisa se sedermi su un grande sasso oppure …

Piadine e mousse di pancetta (e bentornata a me)

Stamattina ho giusto quei 15 minuti che di solito non ho mai. Ho un appuntamento per lavoro qui a Milano, tra l’altro per svolgere una delle mie mansioni preferite (assistere ad uno shooting: foto di cibo, naturalmente!). Posso uscire di casa una mezz’ora dopo, osservare (vagamente in cagnesco) il fidanzato che si gode il telegiornale della mattina, commentando ogni fotogramma o scemata di politico, mentre io di solito sono già uscita da un pezzo (oh, ma che vita rilassante che fa: lì, spaparanzato sul divano a proferir giudizi sul mondo, ma chi l’ammazza!) e posso, finlamente, postare qualcosa su questo blog orfano e dimenticato. Il post sarebbe dovuto essere dedicato al Giappone, ma dal nostro ritorno è stato impossibile trovare il tempo di selezionare le foto, trascrivere le ricette del corso di cucina che ho fatto a Tokyo e soprattutto riprodurre qualcuno dei loro piatti. So di non dire nulla di nuovo, ma il lavoro mi ha completamente assorbita, più che altro la mia vita da pendolare, con conseguente pigrizia serale, giramenti di palline (anche …