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Polipo alla Camilleri (e passare a qualcosa di nuovo)

Dopo aver lavorato tutto il giorno in cucina, ho realizzato che devo cambiare qualcosa della mia vita, chiaramente non le mie rilassanti giornate a spadellare. Mi riferisco al mio approccio attuale: mi piango addosso e aspetto. Cosa sto aspettando? Che mi cada il principe azzurro sulla testa? A parte che probabilmente cadrebbe sulla ragazza di fianco per errore, non ho mai visto principi cadere dal cielo e nemmeno principi cadere in generale (fermo restando che mi accontenterei di un ragazzo qualunque, senza titoli nobiliari, purchè sano di mente. Ce ne sono?). Qui bisogna che passi all’azione! Non so in che senso, ma mi fa sentire meglio dirlo.

POLIPO ALLA CAMILLERI (CONTEST ricette letterarie MON PETIT BISTROT)

1 polipo fresco

3 spicchi di aglio

Pomodorini San Marzano (i miei erano piccoli e ne ho usati 8, altrimenti 4 di quelli grandi)

Abbondante prezzemolo e 2 foglie di alloro

Pinoli

Olive di gaeta o taggiasche intere

Capperi sotto sale

Uva sultanina

1 peperoncino

Olio, sale e pepe

Lavare il polipo e privarlo dell’occhio, incidendolo ai lati con un coltellino. Sbatterlo bene con un batticarne, coprendolo con un foglio di pellicola per evitare gli schizzi (dovrebbe rompere le fibre e renderlo più morbido una volta cotto). Metterlo in una pentola capiente (sceglierne una con il coperchio), aggiungere 2 spicchi di aglio e le foglie di alloro. Chiudere il coperchio e sigillarne bene i bordi con della carta di alluminio. Il polipo cuocerà senza bisogno di aggiungere altro, nè di toccarlo o girarlo, nel giro di 40/45 minuti. La cucina non puzzerà e il pesce verrà tenero (è un sistema infallibile imparato da Quaderni e Fornelli, una bellissima scuola di cucina a Milano che frequento spesso). Una volta pronto, farlo raffreddare e poi pulirlo sotto l’acqua di tutta la pelle, che in cottura si sarà scurita e che verrà via facilmente. A me piace lasciare le ventose, ma so che qualcuno preferisce eliminare anche quelle. Tagliare il polpo a pezzetti, eliminando la parte finale dei tentacoli. In una pentola far soffriggere lo spicchio d’aglio rimasto con del prezzemolo tritato, aggiungere il polpo e i pomodori, che precentemente si saranno sbollentati, sbucciati e privati dei semini. Aggiungere infine l’uvetta sultanina rinvenuta ed i capperi lavati. Salare e pepare. Una volta impiattato decorare con delle olive e dei pinoli e del prezzemolo tritati. Io ho aggiunto anche un peperoncino sbriciolato e mi è piaciuto molto il risultato.

L’ambientazione è un ricordo che mi sono portata a Milano dall’ultima gita al mare con gli amici di vile. A qualcosa è servito andare alla loro festa :)

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3 Comments

  1. Anonimo says

    Ciao Marinella, che figata i tuoi calamaretti cotti senz’acqua! E poi che presentazione! Sarà che li hai fotografati bene, comunque te li voglio copiare subito. Però non mi convince l’uva sultanina, che ne dici se la tolgo ?

    P.s. Già che ci sei , elimina dalle ricette anche il vile, altera i sapori!

    Vittoria

  2. Ciao! Guarda, ho seguito la ricetta trovata sul fan club di Camilleri. Anche io ero perplessa sull’uso dell’uvetta e non ne ho messa molta. Ti posso assicurare che non è affatto male però, rende un po’ particolare il sapore delicato del pesce. Fammi sapere cosa ne pensi, se decidi di rischiare :) La tecnica di cottura del polpo la ho imparata ad un corso di cucina (Quaderni e Fornelli) e posso dirti che è: rapida, semplice, di ottima riuscita (e non rende la cucina una pescheria di profumi!)
    A presto e grazie per il commento.
    Mari

  3. Sempre detto che di notte, nel silenzio e nella quiete della propria casetta, si fanno le scoperte più belle ed inaspettate. Che bello esser passata di qui!

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